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La Festa

Il mese di maggio a Calatabiano è sinonimo di incontro, di fede, di festa. Proprio in questo mese, infatti, il piccolo paesino accoglie moltissimi pellegrini e forestieri e diviene la meta delle ferie di parecchi calatabianesi che vivono e lavorano fuori e all’estero. Il “richiamo” è dovuto ad una tradizione che si rinnova da 252 anni: la festa di San Filippo.

“Calata”  e “Chianata” sono i termini chiave che caratterizzano la grande festa dedicata a San Filippo dai calatabianesi. Il sabato che precede la terza domenica di maggio, la vara del peso di circa 2 tonnellate viene portata in spalla da una cinquantina di fedeli, i quali si rendono protagonisti di una pericolosissima corsa lungo l’antico sentiero che, dalla Chiesa del SS.Crocifisso (dove il simulacro è custodito per tutto l’anno), conduce al paese. L’adrenalina, la tensione, la paura si mescolano insieme regalando agli spettatori emozioni indescrivibili. Il Santo, accompagnato dai tradizionali spari che ne scandiscono la discesa, viene condotto lungo il percorso impervio fatto di grandi scaloni di pietra, compiendo una corsa di circa 6 minuti e sfidando anche il rischio della cosiddetta “curva pericolosa”, una curva a gomito di notevole difficoltà. Un ultimo sparo segna l’arrivo del fercolo alla “prima Croce”, dove i portatori si fermano per ristorarsi qualche minuto prima di giungere nella Chiesa Madre di Calatabiano. Qui San Filippo rimane fino a mezzanotte per essere salutato dai fedeli. Come da programma religioso, poi, il giorno dopo, viene svolta una lunga processione con il fercolo che percorre tutte le vie del paese. La domenica della settimana successiva, infine, si svolge la “chianata”. Con la stessa intensità di emozioni si assiste al rientro del Santo che, ripercorrendo la medesima strada impervia, viene accompagnato nella sua chiesetta di cui rimane custode fino all’anno successivo.                                                                                                       

In memoria delle capacità d’esorcista, la rovinosa corsa del fercolo rappresenta la simulazione di una lotta contro il demonio, la velocità è sinonimo di cacciata degli spiriti dal paese che, al suo passaggio, ne viene purificato
A Calatabiano, di generazione in generazione, i portatori del fercolo si susseguono da 252 anni. Con orgoglio e fierezza e con la certezza di essere protetti dal santo, sfidano la pericolosità del sentiero. Ciascun posto sotto la vara è gelosamente tramandato e custodito, studiato appositamente per ottimizzare la distribuzione del peso del fercolo. Caratteristica è, inoltre, la preparazione della vara che avviene sabato mattina, nelle ore che precedono la “calata”. Si tratta di un’operazione che regala momenti di straordinaria serenità ed armonia, durante i quali è tangibile la collaborazione di tutti. Molti devoti di Calatabiano, soprattutto donne, sono solite portare mazzi di fiori, in particolare garofani, che utilizzano per adornare meticolosamente la vara del santo. Si assiste, poi, al trasferimento del busto di San Filippo dall’altare della Chiesa alla vara, sulla quale viene preparato e vestito con i paramenti sacri. Quest’ultimo passaggio avviene in un’atmosfera straordinaria e surreale interrotta soltanto da un applauso e dal ritornello che dal 1765 accompagna la festa: “E chiamamulu tutti! Viva San Fulippu!” . Dott.ssa Laura Sorbello
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